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Ultima volta, per sempre, delle Olimpiadi invernali in Lombardia

Olimpiadi invernali e cambiamento climatico: quante sedi resteranno davvero con la neve?

Andrea Meloni di Andrea Meloni
22 Feb 2026 - 09:00
Tempo di Lettura: 4 minuti di lettura
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olimpiadi milano cortina ultima volta 22 - Ultima volta, per sempre, delle Olimpiadi invernali in Lombardia
Olimpiadi Milano Cortina ultima volta.

Questo approfondimento ritengo che sarà per qualcuno polemico. Ebbene, mentre si stanno svolgendo le Olimpiadi Milano Cortina 2026, una manifestazione di interesse mondiale che sta ponendo la Lombardia e Milano in primo piano, ma non solo, per quanto riguarda la parte montana le varie piste sciistiche tra Livigno, Bormio, in Trentino-Alto Adige con Predazzo e Anterselva, e soprattutto Cortina d’Ampezzo, e per la cerimonia di chiusura si andrà a Verona.

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Orbene, ma a breve inizieranno le paraolimpiadi, e marzo è un mese ormai di primavera meteorologica, e le previsioni meteo per le Alpi italiane sono pessime. Il freddo che ci sarebbe dovuto venire addosso è stato sostituito dall’anticiclone caldo africano. C’è qualche notizia discreta che affiora per marzo, però, infatti, come osservavo da qualche giorno, le previsioni meteo tendono a portare nuove nevicate, ma sulla quota neve ne riparleremo.

 

Ma qui parliamo di meteo, parliamo di clima. Le prossime Olimpiadi, ipoteticamente ancora in Lombardia, si potranno organizzare tra alcune decine di anni e, secondo i climatologi, il clima sarà più caldo. Se oggi è andata bene, in modo assolutamente fortuito, è stato davvero un colpo di fortuna.

 

Bisogna dirlo: la neve è caduta copiosa su tutte le Alpi sino a quote basse, creando un’atmosfera magnifica e ponendo in primo piano la bellezza dell’ambiente naturale delle nostre montagne, comprese quelle della Lombardia. Ecco, con il Riscaldamento Globale tutto cambierà, perché questo, al momento, è un dato non negoziabile. In poche parole, il clima sta cambiando, le temperature crescono giorno dopo giorno, anno dopo anno; la quota neve, ogni decennio, si alza sempre di più e molte piste da sci che un tempo venivano utilizzate sono in crisi per la scarsità di neve. Questa è la realtà dei fatti.

 

Ogni pista viene gestita da imprese e società che investono per offrire un servizio legato allo sport invernale, ma se la neve manca bisogna produrla artificialmente. Questo, però, è possibile solo con temperature ideali: quando queste cominciano a non essere più sufficientemente basse, la neve non si può realizzare. Inoltre, produrre la neve artificiale ha costi considerevoli; servono riserve d’acqua, energia elettrica, infrastrutture dedicate. Tutto questo comporta un impatto ambientale e incrementa quelle condizioni che contribuiscono al Riscaldamento Globale.

 

Sempre più studi lo confermano: molte stazioni sciistiche nel mondo che oggi potrebbero essere candidate a ospitare i Giochi Olimpici Invernali in futuro non lo saranno. È stata realizzata una ricerca che indica quali località saranno ancora idonee nei prossimi decenni e quali, invece, perderanno i requisiti. Pensate che tra le più gettonate c’è una località in Giappone, mai giapponesi non vogliono ospitare i Giochi perché rappresentano un costo considerevole e le risorse economiche vengono impiegate per difendersi dal cambiamento climatico, che da loro ha portato un eccesso di neve.

 

Infatti, nell’isola settentrionale di Hokkaido, ma non solo, anche sulle montagne del Giappone, si sono verificate nevicate record con quantitativi che hanno causato vittime e incidenti. Nella sola isola di Hokkaido, la neve è caduta in modo così abbondante che qualcuno (nel mondo e Italia) ha pensato potesse smentire il cambiamento climatico. In realtà è vero il contrario: ne è una conseguenza. Con il cambiamento climatico aumentano le precipitazioni, soprattutto sotto forma di eventi intensi e concentrati. Lo abbiamo visto anche in Italia, non solo con le nevicate, ma pure con le piogge estreme.

Molte stazioni sciistiche nel mondo spariranno: è una prospettiva che viene definita estremamente realistica.

 

La sopravvivenza dei Giochi Olimpici Invernali: l’analisi sul rischio neve

Il destino degli sport invernali secondo la scienza

Una recente indagine scientifica condotta nel 2024 da Robert Steiger, docente presso l’Università di Innsbruck, insieme a Daniel Scott dell’Università di Waterloo in Canada, ha delineato uno scenario inquietante per le future edizioni delle Olimpiadi. Il lavoro, pubblicato sulla prestigiosa rivista Current Issues in Tourism e richiesto direttamente dal Comitato Olimpico Internazionale, rappresenta la più ampia mappatura mai realizzata sul tema.

Gli esperti hanno analizzato 93 località montane tra Europa, Nord America e Asia, selezionando stazioni sciistiche di eccellenza dotate di infrastrutture omologate dalla FIS che hanno già ospitato o potrebbero accogliere i grandi eventi a cinque cerchi.

 

Le proiezioni climatiche per i prossimi decenni

Prendendo in esame un modello di emissioni intermedie, identificato dalla sigla RCP4.5, i dati mostrano che oggi 87 siti su 93 risultano ancora affidabili sotto il profilo meteorologico, purché supportati da sistemi di innevamento programmato. Tuttavia, la situazione è destinata a mutare rapidamente: negli anni 2050 soltanto 52 centri sciistici manterrebbero condizioni idonee per le competizioni di febbraio, pari a circa il 56% del campione totale.

Il quadro si fa ancora più critico per le Paralimpiadi, che si svolgono a marzo, periodo in cui il caldo più intenso ridurrebbe le sedi utilizzabili a sole 22.

 

La dipendenza tecnologica e il fattore temperatura

Entro gli anni 2080 il numero di località sicure per le gare olimpiche scenderebbe a 46, mentre per l’evento paralimpico ne resterebbero appena 16. Un dato eclatante emerge considerando l’assenza di neve artificiale: già nel 2050 solamente 4 stazioni al mondo potrebbero garantire uno spessore del manto nevoso compreso tra 30 e 50 centimetri.

I parametri vitali per la riuscita delle manifestazioni includono la persistenza di temperature minime inferiori a 0°C, soglia necessaria per fabbricare e preservare la neve sulle piste. Se le emissioni globali dovessero superare i limiti previsti dagli Accordi di Parigi, la geografia dello sci nelle Alpi, sulle Montagne Rocciose o in Giappone subirebbe una contrazione senza precedenti.

In questo scenario, il meteo non è più solo una variabile organizzativa: diventa il fattore decisivo per la sopravvivenza stessa degli sport invernali.

 

Credits

University of Innsbruck – https://www.uibk.ac.at
University of Waterloo – https://uwaterloo.ca
Taylor & Francis Online – Current Issues in Tourism – https://www.tandfonline.com
International Olympic Committee – https://www.olympics.com/ioc

 

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Andrea Meloni

Andrea Meloni

Sono il fondatore, editore e responsabile di questo portale, nonché di numerosi altri siti dedicati alla meteorologia. La mia avventura nel mondo digitale è iniziata nel 1995, quando pubblicai i primi articoli meteorologici in lingua italiana sui portali dell’epoca e su siti web amatoriali. Dopo aver sfiorato l’ingresso all’Accademia Aeronautica, ho intrapreso un percorso formativo alternativo che mi ha permesso di costruire una solida competenza in meteorologia. Tale preparazione, avviata con il corso per controllore di volo, si è consolidata attraverso lo studio indipendente di oltre 500 testi specialistici in meteorologia, climatologia e fisica dell’atmosfera. Coltivo inoltre una profonda passione per le lingue straniere — inglese, francese, spagnolo e portoghese — che continuo a studiare con costanza, anche in relazione alle mie attività professionali internazionali. Ho fondato il primo giornale meteorologico online italiano, recensito alla fine degli anni Novanta da La Repubblica e da altre testate nazionali. Nel corso degli anni ho creato società editoriali e imprese specializzate nella fornitura di servizi meteorologici per realtà di rilievo, curando previsioni e analisi per gruppi editoriali e aziende di primo piano come RCS – Corriere della Sera, Libero Quotidiano, ENI Italgas, Siemens e molte altre. Mi sono occupato anche della gestione contrattuale e della realizzazione dei siti web per i clienti, sviluppando — attraverso la mia agenzia web — le sezioni meteo dei principali quotidiani italiani. Tra le prime esperienze innovative figurano la creazione di servizi di informazione meteo via SMS per compagnie come TIM ed Eutelia, e una linea telefonica dedicata alle previsioni con un meteorologo in diretta. Le mie competenze hanno raggiunto una dimensione internazionale, con la fornitura di dati e previsioni a società in Australia, Sud America, Stati Uniti e in diversi Paesi europei. Attualmente gestisco il flusso informativo meteorologico per aziende editoriali e per operatori del settore energetico. Sono stato inoltre il primo al mondo a ideare i “Report Grandine” per l’Italia, l’Europa e il resto del mondo. Negli ultimi anni ho ampliato i miei interessi professionali, dedicandomi anche ai servizi per il turismo, allo sviluppo software e alle strategie avanzate di SEO e SEM per imprese di diversi settori. Parallelamente, ho approfondito e applicato le potenzialità dell’intelligenza artificiale avanzata, campo nel quale opero oggi come consulente e imprenditore. Sono attualmente CEO di diverse aziende, impegnate nell’innovazione digitale e nella diffusione della conoscenza meteorologica su scala globale.

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